Nolita, Toscani, le marche e l’anoressia…

Nolita, Toscani, le marche e l’anoressia…

L’intento del testo che segue – un piccolo estratto dalla bozza del nostro libro in via di pubblicazione: “Marketing Non-Convenzionale”, scritto a sei mani con Bernard Cova e Alex Giordano, edizione Il Sole 24 Ore - è quello di contribuire all’intenso dibattito alimentato dalla comunicazione shock di Oliviero Toscani per la marca di abbigliamento Nolita.

Proprio in questi giorni siamo infatti impegnati a scrivere il capitolo che affronta il tema del “senso” della comunicazione, e di come la marca debba oggi prendere posizione nella società invece che scegliere un’immagine e un posizionamento di mercato…

Inoltre il tema dell’anoressia mi prende nel profondo, mi fa stare male e mi fa riflettere da sempre, e con Alex ci siamo confrontati sui possibili effetti delle terribili immagini della campagna di Toscani e sul ruolo di noi comunicatori nel processo di costruzione sociale della realtà…

Si è parlato molto in questi giorni di thinspiration, ovvero dei modelli aspirazionali che le ragazze affette da anoressia utilizzano per tenere duro nel loro percorso di annichilimento della propria corporeità, e del fatto che quelle immagini possano in qualche modo ispirare negativamente altre persone affette dalla malattia.

Su questo solo uno psicologo esperto può esprimere un parere legittimo.

Certo è che leggere i blog pro-ana e pro-mia (come in gergo le ragazze chiamano l’Anoressia e la Bulimia, come fossero entità soprannaturali e quasi divinizzate) mi ha fatto tremare e mi spinge a ricercare più profondamente…

E’ da qui che si dovrebbe partire per capire il “senso” di queste malattie che affliggono la nostra società, in cui – è innegabile – i modelli di consumo e di vita proposti dai media e dalla pubblicità contribuiscono alla costruzione delle nostre identità.

Soprattutto per gli adolescenti, tali modelli sono un punto di riferimento.

Sicuramente, nell’animo di queste ragazze, il buio e l’oscurità sono predominanti sulla luce, sulla gioia e sui colori.

Dovremmo interrogarci e chiederci: Perché?

Così come in epoche recenti, valori negativi e distruttivi hanno portato alla violenza della guerra e alla barbarie del nazismo, anche nell’animo di queste ragazze la morte prevale sulla vita.

Tutto questo è da pelle d’oca, ed è un grido di dolore che non possiamo trascurare perché rivela una malattia più profonda che investe la nostra contemporaneità.

Al di là delle singole opinioni e polemiche sullo stile di Toscani, da professionisti e studiosi di marketing ci sembra necessario riflettere sul ruolo della comunicazione in tutto questo.

Se è vero che la chiave del successo delle marche si trova nella capacità di generare mondi possibili che abbiano un senso per gli individui, chiedersi quali scenari sponsorizzare, quali significati immettere nel sistema simbolico, quale mondo possibile sostenere, deve essere il problema principale del marketing manager.

La ricerca di un posizionamento, determinata solo da scelte strategiche di differenziazione e di presidio di segmenti di consumatori, si potrebbe rivelare cieca e fallimentare in una società di consumatori sempre più critici e consapevoli.

Buona lettura.

Mirko Pallera, co-fondatore di NinjaMarketing

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Nolita, Toscani, le marche e l’anoressia…

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  • http://www.ninjamarketing.it/ Kiyofumi Kanhatsu

    Un elemento (molto concreto) alla fine dell’articolo ha catturato la mia attenzione e in attesa dell’uscita del libro e, quindi, di scoprire quali sono le proposte degli studiosi circa l’istituzione di efficaci sistemi di valutazione sociale delle marche sulla falsa riga dei rating per le imprese e gli Stati nazione, mi permetto di porre un annoso, ancestrale, e forse irrisolvibile quesito, preso a prestito dal sempre attualissimo Giovenale: quis custodiet ipsos custodes?

    Mi chiedo: l’istituzione di tali sistemi può davvero accrescere il senso di responsabilità sociale delle “imprese” (perchè non bisogna dimenticare che dietro ai “mondi possibili” e agli “effetti di senso” ci sono quasi sempre manager cinici, consigli di amministrazione insensibili e grandi azionisti ingordi, che analizzano trend e sposano cause solo quando queste “rendono”, e non perchè sia socialmente utile) o rischia di configurarsi come la costruzione dell’ennesimo centro di potere oligopolistico, schiavo delle logiche economiche e di influenza?

    No, perchè di “organi-di-controllo-super-partes-barzelletta” che diligentemente edulcorano, insabbiano e, spesso, addirittura legittimano gli scempi compiuti da governi, banche, multinazionali, e imprese in generale, ce ne sono già abbastanza.

  • http://www.ninjamarketing.it/ Kiyofumi Kanhatsu

    Un elemento (molto concreto) alla fine dell’articolo ha catturato la mia attenzione e in attesa dell’uscita del libro e, quindi, di scoprire quali sono le proposte degli studiosi circa l’istituzione di efficaci sistemi di valutazione sociale delle marche sulla falsa riga dei rating per le imprese e gli Stati nazione, mi permetto di porre un annoso, ancestrale, e forse irrisolvibile quesito, preso a prestito dal sempre attualissimo Giovenale: quis custodiet ipsos custodes?

    Mi chiedo: l’istituzione di tali sistemi può davvero accrescere il senso di responsabilità sociale delle “imprese” (perchè non bisogna dimenticare che dietro ai “mondi possibili” e agli “effetti di senso” ci sono quasi sempre manager cinici, consigli di amministrazione insensibili e grandi azionisti ingordi, che analizzano trend e sposano cause solo quando queste “rendono”, e non perchè sia socialmente utile) o rischia di configurarsi come la costruzione dell’ennesimo centro di potere oligopolistico, schiavo delle logiche economiche e di influenza?

    No, perchè di “organi-di-controllo-super-partes-barzelletta” che diligentemente edulcorano, insabbiano e, spesso, addirittura legittimano gli scempi compiuti da governi, banche, multinazionali, e imprese in generale, ce ne sono già abbastanza.

  • http://www.ninjamarketing.it Kiko Hattori Hanzo

    Mi rendo conto che il discorso del rating è davvero complesso, sia per i criteri di valutazione, sia per chi dovrebbe verificarli. Diciamo che se già si iniziasse ad avere delle check list interne all’azienda, che verifichino in qualche modo anche l’ecologia simbolica del messaggio che stanno per emettere, avremmo fatto un passo avanti. Ma mi risulta che oggi nessuno si ponga il problema di immettere nel sistema simbolico messaggi negativi e dannosi per la salute, come testimonial tossicodipendenti e anoressiche che promuovono profumi e bagnoschiuma.. perchè non ci mettiamo anche dei serial killer a promuovere un trapano elettrico?

  • http://www.ninjamarketing.it Kiko Hattori Hanzo

    Mi rendo conto che il discorso del rating è davvero complesso, sia per i criteri di valutazione, sia per chi dovrebbe verificarli. Diciamo che se già si iniziasse ad avere delle check list interne all’azienda, che verifichino in qualche modo anche l’ecologia simbolica del messaggio che stanno per emettere, avremmo fatto un passo avanti. Ma mi risulta che oggi nessuno si ponga il problema di immettere nel sistema simbolico messaggi negativi e dannosi per la salute, come testimonial tossicodipendenti e anoressiche che promuovono profumi e bagnoschiuma.. perchè non ci mettiamo anche dei serial killer a promuovere un trapano elettrico?

  • http://www.advertiti.it anakin

    http://www.spotandweb.it/archivio/2007/10/172_07.pdf

    il parere di Vigorelli, su spo & web.
    saluti e complimenti

  • http://www.advertiti.it anakin

    http://www.spotandweb.it/archivio/2007/10/172_07.pdf

    il parere di Vigorelli, su spo & web.
    saluti e complimenti

  • http://www.advertiti.wordpress.com anakin

    ho sbagliato a linkare il mio sito, scsate:)

  • http://www.advertiti.wordpress.com anakin

    ho sbagliato a linkare il mio sito, scsate:)

  • ilaria silvuni

    grazie per avermi coinvolto

  • ilaria silvuni

    grazie per avermi coinvolto

  • http://www.ninjamarketing.it Kiko Hattori Hanzo

    Riporto la citazione di Gianpietro Vigorelli,
    vice presidente e direttore creativo dell’agenzia Pubblicitaria D’Adda, Lorenzini, Vigorelli, BBDO che mi sembra molto interessante: “il lavoro di Toscani e delle aziende per le quali si inventa le pubblicità iperboliche che tutti noi conosciamo, è paragonabile a quello degli artisti sovvenzionati dalla Chiesa nei secoli scorsi. Senza di loro non avremmo le bellezze artistiche che oggi andiamo a visitare nei musei. Un Caravaggio dei nostri tempi”.

  • http://www.ninjamarketing.it Kiko Hattori Hanzo

    Riporto la citazione di Gianpietro Vigorelli,
    vice presidente e direttore creativo dell’agenzia Pubblicitaria D’Adda, Lorenzini, Vigorelli, BBDO che mi sembra molto interessante: “il lavoro di Toscani e delle aziende per le quali si inventa le pubblicità iperboliche che tutti noi conosciamo, è paragonabile a quello degli artisti sovvenzionati dalla Chiesa nei secoli scorsi. Senza di loro non avremmo le bellezze artistiche che oggi andiamo a visitare nei musei. Un Caravaggio dei nostri tempi”.

  • DrSkal

    Da “comunicatore” muovo due semplici critiche alla pubblicità della Nolita.

    1. è brutta, anzi, preciso: è anti-estetica
    2. non si vede quale rapporto ci sia con il prodotto, che semplicemente non esiste: forse il prodotto è per “donne in carne”? No, è solo l’ennesimo prodotto per ragazzine in cerca di affermazione sociale.

    Da “essere umano”, provo soltanto una grande pena per quella donna.

    Da “homo politicus”, trovo quella pubblicità eticamente riprovevole: usare il dolore, quello vero e non quello patinato degli articoli su Lindsay Lohan e Britney Spears, per vendere è la conferma migliore per chi vede nella pubblicità e nel marketing non comunicazione ma cinico mercantilismo.

    Infine: credo che di anoressia sia bene che se ne occupino i medici e gli psichiatri, non fotografi o “marketers”.
    Ci sono sfere di competenza, la malattia NON è sfera di competenza del marketing.

    Credo che ci voglia pudore, specie in quest’era che riesce a vendere e svendere tutto.

    Non voglio tediare oltre, ho trovato il vostro blog sul Corriere.it (per una premiazione), ho voluto curiosare e riguardo questo argomento volevo dire la mia.
    Sebbene in un certo qual modo io sia un “comunicatore” (sono junior web architect di formazione psicosociale, qualcosa che solo Scienze della Comunicazione e l’Italia rende possibile), non posso scindermi e dimenticare che ho anche una visione etica non solo della comunicazione, ma della realtà in quanto tale.
    Spero che il mio commento possa servire per aprire una discussione.
    Qualora sia fuori luogo, beh, vi chiedo scusa e vi autorizzo a cancellarlo.

    A presto.

  • DrSkal

    Da “comunicatore” muovo due semplici critiche alla pubblicità della Nolita.

    1. è brutta, anzi, preciso: è anti-estetica
    2. non si vede quale rapporto ci sia con il prodotto, che semplicemente non esiste: forse il prodotto è per “donne in carne”? No, è solo l’ennesimo prodotto per ragazzine in cerca di affermazione sociale.

    Da “essere umano”, provo soltanto una grande pena per quella donna.

    Da “homo politicus”, trovo quella pubblicità eticamente riprovevole: usare il dolore, quello vero e non quello patinato degli articoli su Lindsay Lohan e Britney Spears, per vendere è la conferma migliore per chi vede nella pubblicità e nel marketing non comunicazione ma cinico mercantilismo.

    Infine: credo che di anoressia sia bene che se ne occupino i medici e gli psichiatri, non fotografi o “marketers”.
    Ci sono sfere di competenza, la malattia NON è sfera di competenza del marketing.

    Credo che ci voglia pudore, specie in quest’era che riesce a vendere e svendere tutto.

    Non voglio tediare oltre, ho trovato il vostro blog sul Corriere.it (per una premiazione), ho voluto curiosare e riguardo questo argomento volevo dire la mia.
    Sebbene in un certo qual modo io sia un “comunicatore” (sono junior web architect di formazione psicosociale, qualcosa che solo Scienze della Comunicazione e l’Italia rende possibile), non posso scindermi e dimenticare che ho anche una visione etica non solo della comunicazione, ma della realtà in quanto tale.
    Spero che il mio commento possa servire per aprire una discussione.
    Qualora sia fuori luogo, beh, vi chiedo scusa e vi autorizzo a cancellarlo.

    A presto.

  • http://www.ninjamarketing.it alex hokuto

    DrSkal per partecipare ad una conversazione non c’è bisogno ne di titoli ne di status. Sei il benvenuto! Grazie per la considerazione!

  • http://www.ninjamarketing.it alex hokuto

    DrSkal per partecipare ad una conversazione non c’è bisogno ne di titoli ne di status. Sei il benvenuto! Grazie per la considerazione!

  • http://blog.arscolor.com Stefano Iotti

    Buongiorno,
    ho letto con attenzione l’articolo.
    La mia personalissima opinione e che avrebbe potuto essere un buon articolo ma che non lo sia.
    Piuttosto è l’apologia di un buon articolo: fallisce l’obiettivo della chiarezza.
    Le idee espresse sono interessanti ma centrifugate, vittima del taglia e cuci informatico.

    Già che scrivo non faccio mancare la mia critica a Oliviero Toscani, che ormai pare interessato unicamente a sfruttare l’effetto shock a qualsiasi costo.
    D’altronde questo è un momento in cui gli urlatori hanno successo, il pubblico si sintonizza sul canale e aspetta che la scimmia cominci a ballare (anche detto “effetto Sgarbi”). Il contenuto passa in secondo piano, l’importante è che ci si diverta e se ne parli.

    Saluti e complimenti per l’interessantissimo sito.

  • http://blog.arscolor.com Stefano Iotti

    Buongiorno,
    ho letto con attenzione l’articolo.
    La mia personalissima opinione e che avrebbe potuto essere un buon articolo ma che non lo sia.
    Piuttosto è l’apologia di un buon articolo: fallisce l’obiettivo della chiarezza.
    Le idee espresse sono interessanti ma centrifugate, vittima del taglia e cuci informatico.

    Già che scrivo non faccio mancare la mia critica a Oliviero Toscani, che ormai pare interessato unicamente a sfruttare l’effetto shock a qualsiasi costo.
    D’altronde questo è un momento in cui gli urlatori hanno successo, il pubblico si sintonizza sul canale e aspetta che la scimmia cominci a ballare (anche detto “effetto Sgarbi”). Il contenuto passa in secondo piano, l’importante è che ci si diverta e se ne parli.

    Saluti e complimenti per l’interessantissimo sito.

  • http://www.ninjamarketing.it Kiko Hattori Hanzo

    Grazie Stefano per il commento. In effetti si tratta di un taglia e cuci di un testo molto più esteso nonchè di un work in progress, di una bozza ora terminata. Nell’immediatezza del dibattito su Toscani e Nolita voleva essere uno spunto e un contributo al dibattito e a ulteriori ricerche nella direzione. Un sasso scagliato in uno stagno, che speriamo possa generare delle onde che si propagano in contesti non prevedibili. Purtroppo siamo in un frullatore postmoderno ;) .

  • http://www.ninjamarketing.it Kiko Hattori Hanzo

    Grazie Stefano per il commento. In effetti si tratta di un taglia e cuci di un testo molto più esteso nonchè di un work in progress, di una bozza ora terminata. Nell’immediatezza del dibattito su Toscani e Nolita voleva essere uno spunto e un contributo al dibattito e a ulteriori ricerche nella direzione. Un sasso scagliato in uno stagno, che speriamo possa generare delle onde che si propagano in contesti non prevedibili. Purtroppo siamo in un frullatore postmoderno ;) .

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