Nolita No-Anorexia: L'ultimo cazzotto di Toscani

Nolita No-Anorexia: L’ultimo cazzotto di Toscani

Fino a che punto può spingersi una campagna pubblicitaria?
La fedele, cruda riproduzione della realtà è davvero adatta a veicolare un messaggio sociale, o addirittura può ostacolare la ricezione di tale messaggio?

E’ utile e necessario tutelare la sensibilità di chi, da un lato, attacca l’advertising sentendosi offeso dall’ostentazione di verità scomode ma, dall’altro, non appare per niente turbato dalla mercificazione del corpo femminile, dall’ossessiva proposizione di modelli discutibili, dalla subdola reificazione di stili di vita tanto idilliaci quanto improbabili?

Ma soprattutto chi, a pieno titolo, può decidere cosa sia offensivo – e meritevole di censura – e cosa no?

Questi, e tanti altri ancora, sono gli interrogativi sorti all’indomani della diffusione dell’ultima campagna pubblicitaria di Nolita – fashion brand del gruppo Flash&Partners di Tombolo, affidata alle abili mani del più famoso, amato, odiato e discusso fotografo italiano dei nostri tempi: Oliviero Toscani.

Il tema al centro dell’ennesima provocazione del fotografo milanese è l’anoressia, e – ovviamente – lo stile con cui viene sviscerato è tipico del suo “proverbiale tatto”: le due immagini della campagna, affisse in numerose città italiane in occasione della settimana della moda milanese, ritraggono Isabelle Caro – modella e attrice francese malata di anoressia dal 1993 – come mamma l’ha fatta… o meglio, come la malattia l’ha impietosamente ridotta!

Nolita No-Anorexia: L’ultimo cazzotto di Toscani

1,65 x 31 Kg… Unmetroesessantacinquepertrentunochilogrammi!!! Questo il peso faticosamente raggiunto, lottando con le unghie e con i denti per anni, dalla coraggiosa Isabelle; sempre ai limiti della sopravvivenza, ma comunque meno drammatico dei 25 Kg dei tempi più bui.

Sull’adeguatezza degli scatti proposti da Toscani l’opinione pubblica si è divisa e, come accaduto in occasione di molte altre sue campagne, aleggia lo spettro della censura: il presidente dello IAP, Giorgio Floridia, ha già bocciato la campagna definendola disgustosa, il sindaco di Milano Letizia Moratti si è lamentata dei billboard, Il ministro Livia Turco
ha apprezzato, il presidente dell’ ABA Fabiola De Clerq ha storto il naso parlando di pericolo di emulazione, e intanto il ricorso al Giurì è già partito.

Visto che in certe situazioni è direttamente coinvolta la sfera morale di un individuo – e dando per scontato che ognuno abbia la sua – il Clan di Ninja Marketing ha deciso di non adottare una linea univoca, affidando ad un singolo blogger la recensione di questa campagna, e di realizzare un post corale che dia ad ognuno la possibilità di esprimere la propria opinione.

Kiyofumi Kanhatsu

Ci risiamo! La Sindrome dello Struzzo torna a colpire la parte benpensante, finto-moralista e bigotta della nostra cara “Itaglia”. Ogni qualvolta ci viene sbattuta in faccia una verità che non ci piace e che ci disturba, pensiamo bene di risolvere le cose voltandoci dall’altra parte, nascondendo la testa sotto la sabbia. “L’immagine offende la sensibilità di una parte degli spettatori“, “è disgustosa” sentiamo ripetere in giro da sedicenti paladini del quieto vivere e della decenza; ma è una nenia che sinistramente si ripete ogni volta che qualcuno ha il coraggio di portare alla ribalta realtà scomode, comprensibili fino in fondo solo a patto di non essere edulcorate. E’ la nenia antidiluviana dei censori benpensanti, il cui influsso contagia quella parte di società ormai anestetizzata dai linguaggi prefabbricati, assuefatta al piattume rassicurante dei soliti strumenti espressivi, restia a qualsiasi tipo di scossone. A mio avviso, la campagna di Toscani è riuscitissima, sia sotto il profilo commerciale che sotto quello – più controverso – dell’utilità sociale. Si può, al limite, considerare se soddisfi o meno quei canoni di ecologia simbolica a cui accennavamo nella sezione commenti di un precedente post (e a mio avviso li soddisfa fino in fondo), ma non ne si possono discutere i risultati. Il soggetto scelto per i cartelloni – che fa il verso a quelli più inflazionati (e socialmente accettabili) delle “femmes fatales” – manda un messaggio forte e chiaro: la strada che va dalla prima dieta ipocalorica alla foto di Isabelle è breve… brevissima! I risultati in termini di awareness generata, poi, premiano la scelta coraggiosa di Nolita, che prende due piccioni con una fava: si porta alla ribalta delle cronache, e lega il suo brand ad un’istanza sociale molto sentita nel mondo della moda – spesso accusato di proporre modelli di bellezza discutibili e di avallare certe malsane abitudini alimentari delle modelle. Sugli effetti che la campagna può generare nella mente dei malati non mi pronuncio, semplicemente perchè non ho titolo e competenza medica per farlo; in ogni caso mi sembra assai improbabile che una tale immagine, difforme da qualsiasi canone di bellezza umanamente concepibile e riconosciuto, possa scatenare una pericolosa reazione mimetica nella popolazione femminile che soffre di disturbi alimentari. Semmai, questa difformità potrebbe dissuadere le ragazze “borderline”, e convincere quelle malate dell’assoluta follia autodistruttiva dell’anoressia, spingendole ad accettarsi per quello che sono perchè il mondo non accetta quello che vogliono diventare. La morte – inesorabile per tutti – si accetta; il suicidio no!

Alex Hokuto No Ken

Okkio che, come diceva Cova, i criteri di valutazione portano a qualcosa che suona molto come terzo reich… E’ un ambiente, quello simbolico, che solo con criteri simbolici, liquidi, va trattato. Un problema ambientale può essere curato con una gestione ecologia, un problema architettonico con corrette politiche urbanistiche e così via… Per risolvere un problema sociale si può prendere una direzione (quella che gli amministratori, i poeti, i filosofi, gli specialsiti del tempo ritengono la più valida) ma in realtà riguarda territori più incerti, indefiniti… quali i territori dell’anima (intesa come singolarità e come grande spirito della collettività). Questa premessa ben ci deve salvaguardare dal tentativo di schematizzare. Si correrebbe il rischio di sbagliare prima di essere partiti, cercando di risolvere in breve tempo qualcosa che ha bisogno, per forza o per fortuna, di anni per essere risolto. E tutto questo, forse proprio perchè riguarda le malattie del Grande Spirito (i pellerossa così l’avrebbero chiamato). Si risolve solo se c’è una volontà congiunta di risolverlo: scuole, ospedali, politici, poeti, artisti, commercianti… Allora non si parte mai? Si, si parte, ma da nessun luogo che non sia noi stessi. E noi (come NinjaClan) nel nostro piccolo siamo partiti. Ma stiamo attenti ai demoni che verrano a noi vestiti da gazzelle: e se non fosse proprio Nolita (e/o quello che rappresenta) la causa di quel problema? E se quella campagna non ne fosse il trofeo?
A mio parere il miglior modo per combattere l’anoressia è questo di seguito:
Avete mai avuto un amico con un problema serio? Di vita o di morte? Beh, vedrete che nella vostra comitiva tutti saranno pronti ad aiutarlo, ma si creeranno, come sempre, due gruppi di persone con due modi diversi per “aiutarlo”:

1) sbattergli di forza davanti agli occhi i problemi che ha e dove lo potranno condurre
2) sbattergli di forza davanti agli occhi i problemi che ha e dove lo potranno condurre

La stessa cosa direte?Invece no. I primi penseranno che la cosa migliore sia sbattergli di forza davanti agli occhi i problemi che ha e dove lo potranno condurre e poi andranno via pensando che il problema è risolto. E quando sapranno che il problema persiste giudicheranno male l’amico (“io gliel’ho detto ora non ci posso fare più niente”) e voi (“stai perdendo solo tempo, è colpa tua che lo assecondi”). I secondi invece pensano, come i primi, che sbattergli di forza davanti agli occhi i problemi che ha e dove lo potranno condurre sia la cosa migliore, ma poi dopo aver dato questo pugno nella pancia è importante stare vicino all’amico per sostenerlo nella battaglia della rinascita. A quale dei due tipi di amici l’amico in pericolo darà retta?
A nessuno dei due, almeno finchè la sua anima non deciderà di rinascere…

Nolita No-Anorexia: L’ultimo cazzotto di Toscani