Il Social Lending di Zopa – Una "Zona umana" nel girone infernale del credito

Il Social Lending di Zopa - Una “Zona umana” nel girone infernale del credito

“Qual giudizio dovrò io mai temere dal cielo, se non ho commesso male? Voi avete tra voi diversi schiavi che vi siete comprati, e che impiegate come tanti somari, o cani, o muli nelle più basse e servili incombenze: e sol perché ve li siete comprati. S’io ora vi dicessi: “Liberateli!

Maritateli con le vostre eredi! Perché farli sudare sotto i carichi? Lasciate che si facciano anche loro soffici letti e che i loro palati assaporino i vostri stessi cibi!”, voi mi rispondereste certamente che quei servi son cosa vostra e basta. E così io. Quella libra di carne che pretendo da lui io l’ho pagata a caro prezzo: è mia, e voglio averla! E se me la negate, sarà vergogna alla vostra giustizia. Vorrà dire in tal caso che a Venezia non c’è forza di legge.

Io vi chiedo giustizia; rispondete; l’avrò?”

Il Mercante di Venezia, William Shakespeare, 1596-97

Quando mi viene in mente l’istituto del prestito non riesco a non pensare a questa storia. E’ un’associazione immediata!

Questo perchè – lasciando completamente da parte il significato dell’opera di Shakespeare – è l’idea del prestito in sè che richiama alla mia mente parole come usurai, strozzini, “cravattari”… autorizzati e non!

Un tantino drastico? Lo so.

La mia “fiducia storica” in ogni tipo di istituzione e nel genere umano in generale sta vivendo un momentaccio. E le perplessità più angoscianti vengono proprio da quel mondo a cui, prima o poi, quasi tutti si rivolgono per realizzare i propri progetti: quello del credito. Un mondo che per alcuni significa sopravvivenza, per altri ambizione, per altri ancora rovina; un mondo tanto necessario quanto nefasto in alcuni suoi tratti distorti e disumani, che premiano il più forte (il creditore) e schiacciano il più debole (l’insolvente).

Ma non sono il solo a nutrire queste perplessità.

Le storie di piccoli imprenditori e privati cittadini costretti a rivolgersi all’usura dopo essere stati abbandonati, o rifiutati, dagli istituti di credito sono triste attualità. Come quelle di debitori insolventi che hanno visto i propri beni, figli dei sacrifici di una vita, miseramente fagocitati dalle banche, che, puntando più sull’insolvenza del debitore che sulla maturazione degli interessi per fare profitto, sembrano seguire una logica predatoria che si è soliti definire “imprenditoriale”, ma che in realtà ha poco di imprenditoriale e molto di antisociale.

Non farò esempi concreti, non citerò nomi di banche. Ho già una querela sporta a mio carico in questo periodo, e certi problemini vanno risolti uno alla volta!

Comunque basta cercare su google parole come anatocismo o signoraggio per farsi un’idea della reale natura dell’istituzione bancaria. Il rischio è quello di provare una sgradevole sensazione di bruciore… allo stomaco, ovviamente.

Ma la vita è strana, e fra un “bruciore e l’altro” a volte accade qualcosa che riaccende la speranza. La fievole, debole lucina in fondo al tunnel proviene – manco a dirlo – dal web. Si chiama social lending – ovvero prestito sociale – e arriva in Italia dall’Inghilterra grazie a Zopa.

Che cos’è Zopa? La spiegazione dell’acronimo è decisamente molto più efficace di qualsiasi descrizione: Zopa sta per zone of possible agreement, zona di possibile accordo. Una zona umana di accordo tra prestatore e richiedente; una piattaforma di incontro diretto tra domanda e offerta in cui si sperimenta una dimensione umana lontana anni luce dai gigantismi burocratici del mondo bancario; una comunità fatta da persone vere che prestano denaro ad altre persone vere.

Una società che non lucra sulle rovine dei debitori, ma fa profitti grazie alle commissioni pattuite con gli appartenenti alla comunità a fronte di tutti i servizi offerti: in sintesi, piattaforma tecnologica, creazione e regolamentazione del mercato, valutazione dei richiedenti, contratti tra le due parti.

Il funzionamento del mercato di Zopa è semplice e rappresenta un’ evoluzione rivoluzionaria nel mondo del prestito personale. Riporto le parole di Carlo Vitali, marketing manager di Zopa, in un’intervista rilasciata ad Emanuele Quintarelli per Apogeonline:

“Per quanto riguarda il processo, il richiedente va sul sito e specifica l’ammontare richiesto e la durata del prestito (da 12 a 60 mesi). Sulla base di un controllo online sulla sua situazione creditizia Zopa gli assegna una classe di merito (A+, A, B, C) e gli indica il tasso di interesse corrente, determinato sulla base degli ultimi contratti di prestito conclusi aventi caratteristiche simili.

Se la richiesta trova dei finanziatori sul mercato, vengono fatti ulteriori controlli ad personam dal nostro team di risk management e, nel caso anche questi diano esito positivo, il prestito viene concesso. Il richiedente ripaga la somma ottenuta mensilmente, con rate comprensive degli interessi pattuiti.

La procedura per il prestatore è ancora più semplice: egli ha la possibilità di visualizzare l’andamento dei mercati Zopa e decidere in quale classe, per quale durata e a che tasso prestare una somma di denaro. L’offerta di prestito diventa effettiva rendendo disponibile, tramite bonifico bancario, la somma stabilita sul proprio conto prestatore Zopa.

Per ridurre al massimo il rischio per il prestatore, la somma viene mediamente frazionata su 50 diversi richiedenti.” […]

Un sistema che garantisce transazioni semplici, tassi di interesse vantaggiosi e tassi di insolvenza ridicoli paragonati a quelli delle banche. A sostegno di tali proclami, fatti… non pugnette: nel Regno Unito, dopo due anni di vita, la comunità di Zopa ha raggiunto i 130.000 iscritti, gestito un mercato stimato attorno ai 20 milioni di dollari e registrato un tasso di insolvenza dello 0,05% – a fronte di un ben più pesante 3,5% del sistema bancario.

Un successo travolgente, figlio della commistione fra umanità, trasparenza e tecnologia. Un successo che preoccupa le banche – sopratutto quelle che si occupano di finanziamenti personali – e tormenta il sonno degli usurai; e in un paese come il nostro, in cui il reddito pro-capite cala, i consumi si contraggono e l’indebitamento cresce, è davvero una buona notizia.

Il presente e il futuro di Zopa sono tutti da scrivere, nel bene e nel male, perchè – ahimè – la perfezione non è di questo mondo. In società si prevede – e sarebbe auspicabile – che Zopa resti un fenomeno di nicchia e che difficilmente allargherà il suo raggio di azione al finanziamento alle imprese.

Il tempo e gli utenti decideranno il suo destino.

Intanto, da figlia della rete, Zopa si appella alla rete per il lancio della società in Italia: lo Zopacontest, il concorso organizzato con il supporto di Studiolabo da Zopa Italia – che punta sul web per trovare un’idea di comunicazione forte, capace di trasmettere in modo creativo ed efficace la portata innovativa del servizio – è già partito.

Zopa chiede in prestito idee ai figli del web 2.0, cavalcando l’onda della rivoluzione dell’UGC. Creativi di tutte le specie sono invitati a proporre idee in tutte le salse.

In palio, premi super: un Around the World Flight per il vincitore della categoria Video e un viaggio a scelta del valore di 500 euro per i vincitori delle altre 3 categorie (Testo, Grafica e Animazione).

Agli aspiranti viaggiatori non mi resta che consigliare di prestarsi a prestare la propria creatività al prestito sociale!
😉

Fonti: Zopa.it e Apogeonline

Il pdf dello Zopacontest

Scritto da

Simone Dini

Romano di nascita, avellinese d’adozione e attualmente residente a Milano, Simone Dini incarna perfettamente l’incubo del padano medio.Laureando in ... continua

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