Mea culpa di Nike: la multi cambia rotta

Al maggio del 2004 il totale delle fabbriche che lavoravano per Nike era di 731 (13 sono anche in Italia) e impiegavano 624.631 lavoratori. Le aziende sono distribuite in tutto il mondo, ma la parte del leone la fa l’Asia con 490 aziende (550.821 lavoratori) di cui 124 in Cina, 73 in Thailandia, 34 in Vietnam. Il rapporto conta poi 137 aziende con 44.568 lavoratori nelle Americhe e 104 aziende con 29.242 lavoratori nella zona Europa, Africa e Medio Oriente. A tutto questo va aggiunto i 24.000 circa lavoratori che sono assunti direttamente dalla multinazionale americana. Indubbiamente una bella operazione di trasparenza che renderà più facile l’attività di controllo del sindacato internazionale, degli osservatori indipendenti, dei giornalisti, del volontariato che si dedica alla difesa dei diritti umani. Nel rapporto si ammette che in quelle aziende sono stati riscontrati casi di maltrattamento e di abuso nei confronti dei lavoratori. I dipendenti sono stati sfruttati con orari prolungati (fino a 60 ore alla settimana, in Asia e in particolare in Cina), sono stati obbligati agli straordinari, alle volte non pagati, ricevendo stipendi troppo bassi e con la impossibilità di avere un sindacato in grado di difenderli. Questo passo verso la trasparenza è merito delle ONG che si sono impegnate per anni a denunciare le violazioni dei diritti umani dei lavoratori della multinazionale. Finalmente arriva un risultato che può e deve essere seguito da un reale miglioramento delle condizioni di lavoro. Il rapporto è pubblicato nel sito internet (tratto da www.cnms.it)